LA BANDIERA ITALIANA


Io tra le due bandiere, acquarello

Fa strano, molto strano, camminare per le vie di Merano e vedere così tanti tricolori appesi alle finestre e ai balconi delle abitazioni, senza che vi siano i mondiali o gli europei di calcio, o meglio senza che l'Italia abbia vinto i mondiali o gli europei di calcio.
La questione bandiera, qui in Alto Adige è molto delicata e a tratti anche provocatoria.
Da una parte le bandiere rosse e bianche o verdi e bianche, dall'altra il tricolore, le une contro le altre, o le une o le altre. Si è sempre a un bivio, in un limbo, sì è un  territorio italiano, ma non dirlo troppo ad alta voce!
Andando a studiare fuori provincia, mi sono accorta che molti ignorano la nostra storia, cosa significa nascere, crescere e vivere in questo territorio. Chi ci viene solo per le vacanze, rimane incantato dalle nostre montagne e non si accorge, in realtà, di ciò che gli sta attorno.
Non si chiede perché è quasi tutto scritto in doppia lingua. In alcune valle, le lingue sono addirittura tre.
Perché, a volte, se fai una domanda in italiano ti rispondono in tedesco.
Perché la bandiera italiana viene vista con disgusto.
Perché il 25 aprile non si adornano, anche qui, le strade, palazzi con la bandiera nazionale.
Perché le scuole italiane/tedesche sono divise.
Perché se entri in un negozio e parli italiano ti guardano con disprezzo. Ovviamente non è sempre così, ma sono situazioni in cui mi sono ritrovata.
Le risposte possiamo trovarle nella storia del Sudtirolo.
Annesso all'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale, un nuovo Stato, una nuova lingua, nuove leggi a cui sottostare. Il peggio è avvenuto sotto Mussolini, voleva cancellare le tradizioni tedesche, le vite dei sudtirolesi vissute fino all'attimo prima, tutto doveva essere italianizzato.
Voi immaginate che da un giorno all'altro non potete più parlare in italiano, la vostra madrelingua, i vostri figli non posso più andare nelle scuole italiane, anzi vengono abolite, i vostri nomi e cognomi, così come tutta la toponomastica viene tradotta, modificata.
Provate a pensarci, voi come vi sentireste?
Nel 1939, i sudtirolesi vengono messi davanti ad una scelta, Die Optionen, le Opzioni: restare in Alto Adige e diventare cittadino italiano, die Dableiber, o emigrare nel Terzo Reich, die Optanten. Potevano votare i capofamiglia, che decidevano anche per la moglie e i figli minorenni, votano le donne maggiorenni e nubili. Potevano votare solo i cittadini tedeschi o ladini, ma erano loro stessi a dichiarare il gruppo di appartenenza. Ovviamente bisognava essere di pura razza ariana e bisognava dimostrarlo.
Alla fine, soltanto 75.000 persone su 200.000 che fecero la richiesta lasciarono effettivamente la loro terra natia. Molti di questi, alla fine della guerra faranno ritorno.
Immaginate il sentimento che ribolliva nel loro sangue. Questo odio, a volte, risuona ancora nel vento, è percepibile sulla pelle, nell'aria, ma soprattutto nello sguardo. Come se fosse colpa nostra per ciò che è accaduto decenni prima.
Dal post, che ha scritto la mia professoressa di italiano del liceo, L.Mautone: La bandiera di mio padre. Anche lei, come me, figlia di un militare, ma suo padre, a differenza del mio, aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale, aveva solo 19 anni. Per lui la bandiera italiana era casa, rappresentava l'Italia dopo il Fascismo, era la scelta tra Monarchia o Repubblica nel referendum del 2 giugno 1946, era un qualcosa sotto il quale sentirsi di nuovo a casa, dopo anni di terrore e di guerra.
E, grazie anche a queste parole, anche io vedo questa bandiera sotto un'altra luce, riesco a comprenderla ed apprezzarla. 
Rappresenta la nostra storia e ciò che oggi siamo, italiani di madrelingua italiana e italiani di madrelingua tedesca o ladina. Continuerò a ripeterlo, ciò che noi abbiamo, la convivenza di più etnie, può solo che arricchirci e posso solo immaginare ciò che i nostri antenati hanno dovuto subire e sopportare, trovo inutile, un secolo dopo, dichiarare ancora l'odio guardando sempre al passato, quando invece potremmo guardare al futuro insieme.
Sono nata a Merano, di madrelingua italiana, ma parlo perfettamente anche tedesco, questa è la anche la mia terra, la mia Heimat, perché è qui che sono cresciuta e qui è dove ho la mia casa.
Nonostante anche io sono caduta nella trappola della dichiarazione di appartenenza linguistica e quindi dovermi definire, quasi a voler dichiarare da che parte stare. Avevo solo 16 anni, quando entrai in tribunale, troppo presto per poter e dover scegliere. Da qui sarebbe dipeso il mio futuro lavoro.
Mi sento italiana, sudtirolese, mi sento a casa nella terra in cui parlano anche tedesco, ma anche dove mangiano pizza e per dolce la pastiera. Per me il tricolore rappresenta l'Italia, la mia Italia, la nostra bella nazione e tutto ciò che abbiamo, l'arte, le architetture, la musica, la storia, lascio fuori volutamente la politica. Ci sarà un motivo se vengono da tutto il mondo ad ammirare le nostre meraviglie?
Forse con questa storia del Covid-19 alcuni sudtirolesi, vuoi per solidarietà, vuoi perché hanno superato il passato si vedono rappresentati da questa bandiera. 
Dopo due mesi faccio ancora fatica ad abituarmi a vederne così tanti sventolare sulle nostre teste, mentre camminiamo per le vie della città, ma chissà che non sia l'inizio di una nuova tradizione.
Oggi 25 aprile 2020, non ho mai visto così tanti tricolori appesi alle finestre e ai balconi dei meranesi.

Tricolore appeso ad un balcone, Merano.


Buona Festa della Liberazione!
A presto,

Barbara.









Commenti

  1. L'odio non porta da nessuna parte, purtroppo la storia ha tante pagine buie, speriamo di vivere un futuro di pace e coesione tra i popoli.
    Saluti a presto.

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  2. Ho letto il tuo racconto con interesse, non sono mai stata a Merano e non ero a conoscenza di questi problemi . Mi sembra veramente una brutta cosa l'odio per gli altri. La storia ha avuto pagine veramente tristi ma credo che ora debbano essere superate. Forse queste bandiere tricolore che sventolano alle finestre sono l'inizio per un futuro che superi le barriere di divisione. Saluti.

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  3. La diversità deve esser sempre una fonte di arricchimento spirituale, un'occasione di confronto e crescita. Mai più fonte di divisione e odio. Buona Festa della Liberazione a Te.

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    1. Concordo...e finché potrò continuerò ad urlare a squarciagola! ☺️

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  4. Cara Bi la vostra storia la conosco da Nunzia e Marcella . Lunghe chiaccherate al fuoco del mio camino come le lunghe passeggiate lungo il Passirio. che comandava la so
    Bi la mia montagna ha pagato un grande prezzo nella prima guerra mondiale tanti morti.
    Mio nonno Guido classe 99 fu uno dei primi a entrare a Merano autista del capitano che comandava la sortita. Quanto mi lega a codesta tua cittadina

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  5. Molto bello il tuo articolo e belle le spiegazioni su questi contrasti storici. Tra tanto dolore che ha portato questo virus magari riesce anche a unirci di più. Buon 25 aprile!

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  6. Fin da bambina vengo nelle tue zone e quindi conosco, anche se non perfettamente, la situazione. Personalmente non ho mai avuto problemi, anzi, ho incontrato sempre persone gentili. A capire meglio il contesto storico ci ha pensato un bel libro, "Resto qui" di Marco Balzano. Lo conosci? Anche se è un romanzo e non un saggio, penso che renda bene i sentimenti delle persone che hanno vissuto sia il Fascismo che la scelta di restare in Italia o andare in Austria.

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    1. Si lo conosco, ma non hanno avuto ancora l'opportunità di leggerlo. Io ho letto Eredità di Lilli Gruber, anche quel libro fa capire i sentimenti in quegli anni! 😉 Te lo consiglio!

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  7. Mi ha molto emozionato leggerti e leggere la vostra storia, che studiai molto tempo fa. Ma fa un altro effetto ad essere raccontata da chi ha l'ha vissuta in prima persona. Grazie di cuore. Speriamo che sia una nuova partenza, dopo il buio del dolore, questa. Per tutti. Ti abbraccio e buona Festa Della Liberazione.

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  8. Davvero, speriamo che la storia del Covid-19 insegni all'umanità a lasciar andare il passato e sviluppare una comunione d'intenti per il bene di tutti ed anche dell'ambiente. Siamo tutti sulla stessa barca...e siamo tutti esseri umani con gli stessi problemi e paure.
    Bellissimo post! Buona Domenica pomeriggio e grazie per la visita!

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  9. Chissà che questa pandemia non possa aver riunito due "popoli" che la Storia ha reso invisi gli uni agli altri anche se riuniti sotto un'unica bandiera, il tricolore. Chissà che questa pandemia non sia l'occasione per cancellare tutto e ripartire insieme da un nuovo inizio.

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